GUIDO’ CON MANO SAPIENTE

prima del testo dell’articolo una comunicazione:

 
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ecco l’articolo:

 

Il salmista affermava (Salmo 78:72) Li guidò con mano sapiente; per invitare i lettori a porre mente come la Sapienza di Dio incida e materializzi con una volontà superiore, favorevole in questo caso e pregna di benignità per il popolo della Sua eredità. La mano sapiente in quell’evento diceva: (V. 70-71)  Scelse Davide suo servo, lo prese dagli ovili lo portò via alle pecore che allattavano, per pascere Giacobbe suo popolo e Israele sua eredità. Dunque, una scelta dolorosa per le pecore, ma certamente non abbandonate a se stesse; evento perché il giovane pastore della tribù di Giuda assumesse la posizione di Re condottiero. Questo era il progetto prodotto dalla mano sapiente, cioè una mano che concretamente rivelava la Sapienza divina, riscontrabile nella pratica della vita di tutti i giorni e nei gesti protettivi verso il suo popolo.

Una certezza maturata da una presenza divina quotidiana.

Davide divenuto salmista per la profonda comunione con Dio, nonostante la sua fragilità e le sue traversie, poteva descrivere la sua intima relazione con il Signore in un mirabile Salmo, il 23 che al verso 4 recita; Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte io non temerei alcun male perché Tu sei con me: il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza. Effettivamente, l’affermazione fiduciaria derivante da questa situazione, coinvolgeva tutto l’essere e lo spirito di Davide, il quale rendeva pubblicamente la certezza che Dio gli sarebbe stato favorevole con la sua bontà anche nel giorno del trapasso. Non era una questione poetica e di esaltazione emotiva, ma l’affermazione e convinzione veniva da un profondo stato di ispirata meditazione e di lucida comunione con Dio.

Le espressioni del Salmo derivavano dalle riflessioni sul vissuto, la presenza di quella mano sapiente era ben visibile nello scorrere del tempo; sebbene l’ora dell’ombra nella valle della morte era ancora lontana; la ponderazione  di Davide valutava la fedeltà di Dio e concludeva che anche nel passaggio più ignoto allo spirito umano, lui non temeva nulla per la presenza di Dio in quel frangente. Occorre una costante comunione con il Signore per far nostre queste parole, per avere in noi stessi queste convinzioni, che non derivano da scetticismo o da fanatismo, ma da una fiducia acquisita nel cammino della vita con Dio, il nostro Condottiero.

Questa attestazione veritiera del Salmista poggiava sulla certezza che il bastone e la verga rappresentavano il limite invalicabile, che la morte o l’Avversario non potevano superare. Il bastone significava il potere sul tempo e sugli eventi, il bastone era l’oggetto che il Pastore teneva alto nei trasferimenti e che emanava sicurezza per tutto il gregge. Sotto quel bastone ben visibile, si realizzava una unità di intenti nel cammino ,vigilata dal Pastore e Davide poteva dire di aver già avuto questa esperienza concreta nel suo servizio di guardiano di pecore.

Poi la verga, essa in mano al Pastore assicurava una guida sicura e vigilata verso l’ovile o verso i pascoli verdeggianti, senza rischio di perdere alcuna pecora. Soprattutto i due oggetti rappresentavano una presenza divina costante, non una pratica miracolistica estemporanea, ma la testimonianza fattiva che Dio era con Lui sempre. “Tu sei con me” come non credere a questa asserzione così certa e affermativa, derivante da una presenza conosciuta e confortante? Una fede così coinvolgente è patrimonio di chi si accosta a Dio con perenne ricerca di comunione e certezza di vita eterna, realizzata dal vero Buon Pastore Gesù ed elargita gratuitamente  a chi crede nell’amore di Dio.

Si curò di loro con un cuore integro.

Il passo citato del (Salmo 78:72) ci informa di un cuore divino attento alla sorte delle pecore e che produce perfezione. Non per nulla Gesù durante la sua missione terrena, si soffermerà  con degli esempi proprio sul pastore e sulle pecore, affermando la sua prerogativa di Buon Pastore che dona la sua vita per il gregge. Nell’Evangelo di (Ev. Giovanni 10:27-28) Le mie pecore ascoltano la  mia voce e Io le conosco ed esse mi seguono e Io do loro vita eterna e non periranno mai e nessuno li rapirà dalla mia mano. In questi versetti la sequela delle azioni del Buon Pastore sono significative, indicano una presenza e una conoscenza personale delle pecore, una reciproca fiducia che raggiunge l’eternità, una sapiente mano capiente e certa nella realizzazione del piano salvifico, senza possibilità di fallimento.

E’ straordinario come Davide potesse affermare con certezza ciò che Gesù avrebbe garantito con il suo detto, nell’esempio del Buon Pastore, secoli dopo. Si può ben dire che il cuore e la mano del Signore garantiscono con il bastone e la verga, la riuscita della salvezza per chi crede nel Salvatore. (Ev. Giovanni 10:29-30 ) Il Padre mio che me le date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno. Il Signore Gesù concludeva la parabola del Buon Pastore affermando la sua presenza durante il passaggio nell’ombra nella valle della morte, assicurando l’accoglimento nella mano sapiente del Padre, affermando l’unità e la potenza dell’arto divino come garanzia per la fede dei credenti in Cristo.

Una mano non sapiente e tantomeno rassicurante.

Questo evento futuro rasserenante e tranquillizzante per i nati di nuovo, nel giorno del trapasso da questa terra al cielo, rammentava il prezzo pagato da Gesù per divenire il nostro personale Redentore. Ci ricorda altresì come una mano contraria alla redenzione dei peccatori, si sia opposta con determinazione e fermezza per impedire la manifestazione della Sapienza divina, fino a credere di aver vinto nell’istante della  eclatante sconfitta.

Il progetto della mano contraria era chiaro, strappare il corpo di Gesù alla comunione dei suoi, isolarlo anche dal Padre, per farlo morire con estreme sofferenze sulla croce. Le sofferenze dovevano far assaporare a Gesù, tutta la malvagità connessa al dolore, esercitata con grande abilità da chi conduce il mondo con la perfidia e la violenza, elargita in grande quantità dalla fondazione del mondo. L’essere di Gesù era giudicato dall’Avversario, inconsistente e rassegnato al crescendo di sofferenze amministrate poco per volta, intese a fiaccare lentamente quel corpo asciutto, perché non spargesse il suo sangue in remissione dei peccati sulla croce.

Uno scontro invisibile ma reale.

Invece la mano sapiente seppur con vivo dispiacere, aveva preparato un sacrificio eccellente, che Gesù con determinazione voleva condurre in porto, per realizzare la salvezza dei popoli, di Israele e dei Gentili, come promesso nel Salmo. Citazioni del Salmo 22 sarebbero opportune per capire questi dolori e sofferenze patite da Gesù, preannunziate secoli prima dell’attuazione; ne citeremo comunque una.  

La  consapevolezza di Gesù negli eventi che dovevano accadere, erano accettati lucidamente anche se apparentemente subiti con un velo di rassegnazione.(Ep. Romani 15:3) Infatti anche Cristo non compiacque a se stesso; ma come è scritto: Gli insulti di quelli che ti oltraggiano sono caduti sopra Me. La lotta intrapresa da Gesù riguardava il compimento e la realizzazione della redenzione, per giustificare le pecore e accoglierle nella potente mano del Padre. La storia era incominciata con una mano traditrice: (Ev. Luca 22:21) Ecco la mano di colui che mi tradisce è con me sulla tavola. Poi Gesù doveva essere conteggiato tra i malfattori e in seguito (Ev. Luca 22:53) Mentre ero ogni giorno con voi nel tempio, non mi avete messo le mani addosso, ma questa è l’ora vostra, questa è la potenza delle tenebre. Solo Gesù nella sua mente poteva riconoscere quell’ora e quella potenza tenebrosa che si abbatteva sul suo corpo.

Gesù doveva subire ancora molte azioni di mani inique sul suo corpo come schiaffi, percosse e flagelli per debilitarlo, perché non arrivasse al Calvario. Invece la suprema volontà di caricarsi dei peccati del mondo, fare la volontà del Padre, lo sorreggeva fino alla croce, ma era solo, non come il Salmista; non vi era neppure un aiuto di un angelo come nel Getzemani, che apparve per confortarlo. Gesù era solo, attorniato da gente che lo insultava ad ogni passo verso il colle della crocifissione. Lo spettacolo blasfemo e sommamente violento era vissuto da Gesù con dignità, sebbene vittima disprezzata per le nudità esposte e per le sofferenze acute dell’innalzamento, ben documentate dal (Salmo 22: 14-15) Io sono come l’acqua che si sparge e tutte le mie ossa sono slogate; il mio cuore è come la cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere. Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta e la lingua mi si attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte. E’ vero, il quadro tragico della crocifissione era condotto dalla mano sapiente, che però doveva sottrarsi perché riceveva e raccoglieva solamente il frutto del sacrificio di Gesù, cioè la giustificazione da elargire ai peccatori ravveduti.

Conclusione.

Ora, in conclusione, perché non ricordare ancora le parole citate dai due angeli alle donne: (Ev. Luca 24:7-8) Dicendo che il Figlio dell’uomo doveva essere dato nelle mani degli uomini peccatori ed essere crocifisso e il terzo giorno risuscitare. Esse si ricordarono delle sue parole. Dunque ricordiamo il sacrificio di Gesù e crediamolo per fede attraverso la sua Parola. Salutiamo vivamente i nostri cari lettori.

Ferruccio Iebole

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