PARTECIPAZIONE AL VANGELO

 

prima del testo dell’articolo una comunicazione:

 

Per chi lo desidera è disponibile il vol. 4 che raccoglie i nuovi articoli di Ferruccio Iebole. Il volume e la spedizione sono gratuiti e disponibile per tutti coloro che ne faranno richiesta qui, su fb, su info@lamostradellabibbia.com o 3334371113 (Corrado)

Sono disponibili ancora alcune copie del vol. 1  , vol. 2 e vol. 3  (anch’esse gratis)

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Nell’Epistola ai (Filippesi 1:5) è scritto: a motivo della vostra partecipazione al Vangelo dal primo giorno fino ad ora. Dal primo giorno, ci indica una contabilità, un’attenzione al percorso del Vangelo nella vita di ognuno, specie nei credenti. Nulla è tralasciato al caso, o dimenticato perché la misericordia divina, la sua Grazia e la sua pietà rinnovano il ricordo e il movimento virtuoso dell’amore di Dio nei nostri confronti. Perciò possiamo notare come nell’arco della nostra vita le storie di fede e di ubbidienza siano ricordate intensamente, al pari di quelle meno nobili della nostra disubbidienza.

Voltando lo sguardo indietro.

E’ vero, voltando lo sguardo indietro, sul nostro percorso di vita trascorsa possiamo apprezzare con sicurezza la protezione divina su noi e la sua Grazia spesa salvaguardando i nostri passi dietro l’Agnello, nella via della salvezza e conducendo la nostra esistenza nei meandri della pietà e delle virtù di Cristo Gesù. Certamente ripensando al tempo trascorso possiamo distinguere nitidamente la mano benedicente del Salvatore su noi, altresì un velo di disagio e pentimento, per non essere stati all’altezza della chiamata, forse nel tempo in cui era richiesto il nostro impegno o un’adesione per un progetto divino. La nostra tiepidezza nell’essere coinvolti e partecipanti alla predicazione dell’Evangelo, non trafficando quel talento posseduto ed elargito dal Signore Gesù Cristo, ci rende ancora vergognosi a distanza di anni, anche se largamente perdonati.

 Guardando indietro, forse noi non ricordiamo bene quel primo giorno di coinvolgimento nel Vangelo, ma Paolo lo descrive come qualcosa di annotato con gioia, perché implicante nella via della vita, offerta al peccatore e alle preghiere rivolte al Redentore perché operi salvezza e redenzione. Orbene, seppur non ricordiamo le parole della nostra preghiera per il tempo trascorso, siamo certi che alcune frasi, concetti o versetti siano rimasti scolpiti in qualche uditore occasionale e potrebbero anche essere stati l’inizio della fede e della partecipazione al Vangelo di altri. Alleluia!

Ancora sul Passato.

Il tempo passato è ancora un terreno da esplorare per vedere come costantemente siamo stati amati e ricondotti per perdono e amore divino nella retta via della comunione e del pentimento. La Grazia di Cristo come l’unico antidoto alla nostra insufficienza e al nostro induramento delle orecchie del cuore, ci fa vedere come la Parola di Dio prenda il sopravvento e sia sufficiente con un solo versetto biblico, accettato per fede per ristabilire la splendida comunione con il Salvatore, dopo la confessione del nostro peccato. Dunque sono la pace e la gioia sprigionate dall’Evangelo che alimentano la fede, invitando ad un sempre maggiore affidamento alla mano del Buon Pastore. Orbene, a volte l’Avversario mette in dubbio l’efficacia dell’amore e del perdono divino, insinuando dubbi o facendo apparire eventi esteriori come noncuranza da parte del Redentore, eventi tutti tesi a creare sbandamenti  nella comunione con il Padre e il Figlio. Dopo il tempo della prova, ecco come l’opera buona iniziata in noi ci aiuta, (Ep. Filippesi 1:6)la condurrà a compimento fino al giorno d Cristo. Essa è simile alla medicina adatta a fermare l’infezione e a curare lo scoramento. A volte il nostro pensiero si disperde in riflessioni e in meditazioni attorno alla Parola che non ci appare ancora chiara e con cautela ci avventuriamo nelle analisi, in supposizioni, perché notiamo come alcune prove, ad esempio quelle di Paolo relegato in prigione in situazioni certamente non incoraggianti, siano permesse per la predicazione del Vangelo, fonte di vita e di gioia. Non poteva esservi una via meno dolorosa che quella del carcere per diffondere il Vangelo? La risposta sta nelle parole di Paolo (Ep. Filippesi 1:4 ) Prego con gioia! Chi può entrare in una simile e intima dimensione con il Signore per comprenderne anche solo qualche risvolto così profondo?

Un’ esperienza quasi imperscrutabile

Pregare con gioia quando si è immersi in situazioni tragiche è difficile; atteggiarsi a vedere come andrà a finire, è la via più semplice, però noi siamo chiamati a percorrere una via senza segni certi o indicazioni visibili agli occhi e al buon senso umano. E’ la via della fede, dove l’unico punto fermo di riferimento è affidarsi a Gesù, in un percorso oscuro dove solo la sua cura è il metodo per proseguire. Come ai tempi di Abramo la via della fede implica una assoluta dipendenza dal Cristo. La comunione e la preghiera son gli strumenti a nostra disposizione per scoprire giorno dopo giorno il sentiero proposto. Orbene, conosciamo il presente in minima parte, che si dilata formando eventi che possiamo apprezzare e vederne gli effetti, conosciamo il futuro glorioso per rivelazione biblica, ma non conosciamo come avviene il trapasso nell’ora della morte. La curiosità non fa parte della fede.

Ciò che incoraggia chi è nella prova è la preghiera, spesa per altri credenti che si sentono sostenuti da altri fedeli nella lotta di suppliche al trono della Grazia, per trovare soccorso opportuno dal Signore. In questi brutti giorni di malattie, dove il panorama mondiale è scosso e le certezze umane  crollate a terra, dobbiamo dire che siamo velatamente disorientati ma non disperati o offuscati nella fede, perché il Dio della nostra speranza è all’opera; ancora ci indica nella via della fede, l’unica in cui confidare. Dio non tralascia di utilizzare comunque il conforto, la sua pietà e la sua misericordia nell’ abbandonare la sua creatura riluttante all’amore divino. Certo gli increduli saranno sempre pronti a imprecare contro una protezione divina che non interviene, perchè costretti a fare i conti con un evento imprevisto. Il Signore ricorda (Salmo 90:12) insegnaci dunque a contare i nostri giorni per acquistare un cuore saggio. Ne abbiamo bisogno tutti di questa scuola di matematica speciale.

Un pericolo ben delimitato.

L’ indifferenza umana nei giorni sobri del bene e prosperosi non li smuove minimamente per ringraziare il Signore; se mai raggiunti dalla prova, allora ogni amuleto, idolo o spirito satanico da invocare, diviene opportuno e buono per assoggettarsi ad esso, per sperare senza senso in un tocco magico e risolutivo. Indubbiamente anche il tempo che stiamo vivendo ci condiziona o ci impedisce di pensare all’eternità, al giorno di Cristo, perché influenzati dallo sguardo verso il nostro corpo e verso la carne, così definita dalla Bibbia. Basta osservare ogni forma di pubblicità per vedere come il corpo umano sia il fulcro di ogni attenzione e pensiero culturale, in una logica egoistica, volgare o anche scurrile; per non parlare dei funerali dove il corpo del defunto, l’eredità lasciata all’umanità che sarà distrutta, diviene il centro di cerimonie confusionarie, dove si mescolano sentimenti ed emozioni sconclusionate, attribuendo al corpo e all’anima del morto, poteri di volontà da dimostrare nell’aldilà, senza un minimo di supporto logico o prova evidente. Tutto si basa su ripetizioni assurde che a furia di ripeterle sembrano  certezze e verità. 

Anni fa, una sonda spaziale lanciata in orbita con astronauti a bordo esplose nell’atmosfera, ma il vettore e il satellite meccanico furono rispediti a terra; come dire che nessuna carne, materia impura poteva adagiarsi nel mondo spirituale o celeste fuori dalla terra, il quale appartiene solo a Dio. Perciò è evidente che nessun corpo di questa creazione e di questo mondo può essere presente nell’eternità. Anche Gesù riveste ora nel cielo un corpo nuovo, dove si possono rintracciare e scorgere le sue opere e il suo passaggio terrestre, ma quel corpo anche se purissimo e senza peccato è stato sostituito da uno nuovo, rilucente e celeste.

Nonostante questo esempio sobrio e lampante, le religioni umane,                                                                        attratte dall’idolatria più blasfema, propongono corpi umani non solo imbalsamati in cripte per l’adorazione di fedeli senza luce del Vangelo, ma con sofisticate tecniche di ricostruzioni plastiche rifanno lineamenti facciali, per inculcare quasi la presenza reale e immortale di un corpo, ormai inservibile se non per l’uso idolatrico. E’ stupefacente come la polvere o la terra ( Genesi 3:19)finchè tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e polvere ritornerai, sia elevata con riverenza ad adorazione, mentre le eterne Parole di Dio dell’Evangelo siano allontanate, non ubbidite e tenute poco presenti. Tutto ciò perché i corpi visibili attirano più del cammino per fede, che impegna una costante attenzione alla voce del Signore rivelata nella Bibbia. Ancora un esempio: ( Ev.Luca12:20-21) Ma Dio gli disse: stolto questa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e quello che hai preparato di chi sarà? Il mondo religioso nell’elevare i suoi personaggi emblematici interpreta queste personalità come filantropi e dispensatori di grazie dal cielo. L’anima richiesta da Dio impedisce tutti i progetti del corpo e i suoi piani; allora irrompe la giusta domanda di chi saranno le cose preparate dall’uomo?

Se l’anima di questo individuo viene accreditata  da religiosi come già in paradiso, sorpassando il giudizio di Cristo sugli uomini, ecco fabbricato il dispensatore di grazie che fa riferimento in terra a un corpo visibile, il quale comunica continuità, come possessore di grazie da distribuire a chi l’invoca. In effetti nulla di ciò avviene, tutti devono passare il giudizio di Cristo unico giudice; non vi sono scorciatoie o vie preferenziali.(II Ep. Corinzi 5:10) Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo affinchè ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene che in male.  In quanto al racconto, vi è una breve parolina, che non può essere messa in ombra, “stolto. E’ vero, il tesoro accumulato era tarato da stoltezza, quindi non adatto a entrare e a essere distribuito  nel regno puro e glorioso del cielo; per questo motivo in fatto di grazie e di miracoli occorre discernimento, e non credere quando l’inizio è chiaramente opposto e contrario agli insegnamenti biblici.

Avere un saggio avviso dal Vangelo.

Paolo: (Ep. Filippesi (Ep. Filippesi 1:9) E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento. Dunque la preghiera paolina è spesa perchè sappiamo crescere in conoscenza e in discernimento, per stabilire ciò che è giusto agli occhi del Signore. In questo caso di aperta conflittualità con il dettato divino nel voler introdurre  a tutti i costi  culti di anime defunte o di corpi senza vita, rendendoli magici e inducendo gli uomini in riti idolatrici, non pare eseguire la volontà di Dio, che a questo riguardo ci ammonisce e ci avvisa chiaramente. Ancora, (Ep. Efesini 4:17) Non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri. Orbene non lasciamoci avvolgere da vanità inconcludenti, ma miriamo all’esortazione di Gesù che dice di controllare i nostri pensieri e suoi comandamenti; (V:18) Con l’intelligenza ottenebrata estranei alla vita di Dio, a motivo dell’ignoranza che è in loro, a motivo dell’induramento del loro cuore.  E’ vero, vi sono quattro motivi perché si diventi preda dell’idolatria, nell’adorare corpi defunti a cui si chiedono grazie impossibili;

1) avere l’intelligenza ottenebrata,

2) esser estranei alla vita di Dio,

3) possedere l’ignoranza nelle cose spirituali

4)  condurre un induramento del cuore.

Perché ci attardiamo a queste considerazioni? Perché vorremmo che qualcuno potesse esaminarsi e riconoscersi nelle parole dell’Apostolo e tornare a Dio in Grazia, abbandonando l’idolatria se convinto dalla coscienza, illuminato dallo Spirito Santo e persuaso dal Vangelo. Dunque un lavorio nel cuore che solo la Bibbia può operare, per strappare dalle tenebre delle persone attirate dalla magia e dall’idolatria. Secondo quanto affermato da questi testi possiamo domandarci in sincerità investigandoci, potremmo chiedere grazie a un corpo defunto? Chi lo pratica è in una grande contraddizione, cioè quella di essere estraneo alla vita di Dio. Si, un cristiano privo della vita di Dio è  un’assurdità che non può sussistere: o si è di Cristo o se idolatri si appartiene all’Avversario!

Guardare al valore del vero corpo morto per i peccati del mondo.

Il vero valore del corpo morto per la redenzione dei peccatori è quello di Gesù, che è entrato trionfante nel cielo presentando credenziali al Padre per ottenere Grazia e perdono per chi crede. Solo quel corpo offerto per lo Spirito Santo ha potuto eliminare quei quattro motivi di cui sopra e far splendere la Verità  in Cristo. Siamo certi che alcuni dei nostri cari lettori non saranno d’accordo con noi per questa analisi, perché abituati a pensare che se uno riceve una grazia o un segno di guarigione bisogna attribuirlo a qualcuno, a qualche invocazione o a qualche voto propizio presieduto da qualche personaggio, ecc. Bene, analizzando l’incontro di Gesù  con il paralitico di Betesda (Ev. Giovanni 5:4) Un angelo (cioè uno spirito) scendeva nella vasca e metteva l’acqua in movimento, e il primo che vi scendeva dopo che l’acqua era stata agitata, era guarito di qualunque malattia fosse colpito. Occorre dire subito che Dio non ha bisogno di questi espedienti per guarire le persone ammalate, e nessuno può negare che le malattie erano guarite sul serio. Da chi? Ecco la domanda!

Evidentemente da un angelo dell’Avversario che in quel modo teneva legati a se nell’idolatria del luogo, un numero elevato di ammalati che speravano nel colpo magico, nella fortuna o come oggi si dice: incrociando le dita. Ma Dio non è coinvolto in questo rito; Gesù è presente lì e  opera direttamente, si fa conoscere perché non vi sia confusione su chi fa la volontà del  Padre e quella dell’Avversario. Dunque avendo chiara non la destinazione della grazia, ma chi la dispensa,  avviciniamoci a Cristo, invocandolo di liberarci da ogni forma di magia e idolatria, , proponendoci un cammino di fede con Lui, partecipando così alla proclamazione  e partecipazione del Vangelo. Ricordiamo: (Isaia 43:8) IO sono il Signore; questo è il mio nome; IO non darò la mia gloria ad un altro, ne la lode che mi spetta agli idoli.

Come sarà attraversare la valle dell’ombra della morte?

Non lo sappiamo, una cosa però è certa, Lui è con noi!  Passiamo all’altra riva, disse Gesù. Sarà il passaggio alla mano del Buon Pastore un transito cosciente che sfuma in un appannamento dello spirito, una volta raggiunta la mano protettiva di Gesù? Come lo Spirito Santo preparerà tutte quelle potenzialità dello spirito del credente, per udire la voce trionfale di Gesù al suo ritorno? Sarà ancora un introdursi in un riposo preposto, per riposarsi delle opere che seguono i credenti? La cosa certa è che chi ha creduto in Cristo sarà presente al giorno di gloria per quella Grazia, ciò pare sufficiente a rincuorare felicemente i credenti; questo può dunque  bastare. E’ vero, la prospettiva di questo passaggio da questo mondo a quello celeste, sovente irrompe nei pensieri di molti che sono nell’ultima prova, per quelli della schiera della fede non vi sono insicurezze.

C’è come uno sfogliare di pagine rilegate in un quaderno annotato, sfoltire  un’agenda che sottolinea i giorni, in cui i provati riflettono sul percorso  finale e sull’ eternità, sulla quale  vorrebbero saperne di più, sull’evento degli ultimi giorni e sul distacco dalla terra. La fede e solo la Parola ci consolano e allontanano curiosità non necessarie; la consapevolezza di essere presenti al gran raduno trionfale con Cristo Gesù ci rendono già appagati; siamo in attesa del vestito nuovo da indossare per la festa delle nozze.  Voltando indietro lo sguardo, per chi è ancora in tempo, vorremmo esortarli a saper contare i giorni per essere più vicini a Gesù e per lasciare  quelle cose che impediscono la chiara visione del Cristo Redentore trionfatore sulla morte,  sul peccato e sull’idolatria.

Ferruccio Iebole

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