CON O SENZA DI TE

 Ci sono situazioni nella vita in cui la differenza sta tutta in quello che abbiamo o non abbiamo. Non stiamo parlando di beni materiali, né di qualità particolari o di un certo potere, anche se queste sono cose che ci sembra facciano la differenza in molte occasioni. Stiamo parlando di quei momenti della vita quando né soldi, né abilità o l’aiuto umano possono aiutarci a superarli. Ed è lì, in quei frangenti, che in genere il nostro sguardo si alza verso l’alto… “Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?” (Salmo 121:1) “A te alzo gli occhi, a te che siedi nei cieli!” (Salmo 123:1). Cerchiamo aiuto, sostegno, conforto o semplicemente risposte ai nostri perché. È giusto e naturale che lo facciamo, ma tutto dipende da quale relazione abbiamo con colui che invochiamo. Siamo con Dio o senza Dio?
 
L’apostolo Paolo, parlando di una condizione in cui eravamo anche tutti noi, dice: “ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo… senza speranza e senza Dio nel mondo” (Efesini 2:12), “estranei alla vita di Dio” (Efesini 4:18), “estranei e nemici” (Colossesi 1:21), “non avendo conoscenza di Dio” (Galati 4:8).
 

La vita è già difficile, a volte troppo difficile e crudele per permetterci di viverla da soli. Troppo per pensare di viverla senza Dio.

La differenza tra le due condizioni è ben rappresentata da un brano dei vangeli raccontato da Gesù: chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande». (Matteo 7:24-27). La differenza la fa il nostro ascolto o meno di quello che Dio ha da dirci. E il nostro saper e voler ascoltare dipende ovviamente dalla relazione che abbiamo con lui. Non una relazione di facciata, di nome, di etichetta, come lo stesso Gesù dichiarò dicendo quelle parole proprio a coloro che pensavano addirittura di operare in suo nome (Matteo 7:22-23), ma una relazione fatta di conoscenza intima e personale, da cuore a cuore, fatta di ascolto e di scelte personali e consapevoli, fatte con fede.

Gesù ha provato a spiegarlo ai suoi discepoli parlando di vite e tralci, di linfa vitale e fruttuosa possibile solo se tratta direttamente dalla vite, Gesù, in cui siamo noi, i tralci, siamo innestati (Giovanni 15:4). Se portiamo il nome di cristiani, ma non siamo di Cristo, in Cristo e con Cristo, se non siamo e dimoriamo nella vite, siamo nella condizione che Gesù esprime in modo inequivocabile: “senza di me non potete fare nulla” (Giovanni 15:5).

Oggi forse potrebbe essere un giorno difficile per alcuni di noi, ma possiamo scegliere se viverlo senza Gesù o con lui, se affrontarlo con i piedi ben piantati sulla roccia o senza sostegno stabile, travolti dalla tempesta. Se è vero quindi che senza di lui non possiamo fare nulla, è altrettanto vero che con lui, come disse l’apostolo Paolo in un momento molto difficile della sua vita, “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13).

Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra (Salmo 121:2).

Tratto dal blog “La Nuova Nascita”

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