GLORIFICHI DIO PORTANDO QUESTO NOME.

( I Ep. Pietro 4:16) Ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio portando questo nome. Il titolo alla nostra breve nota è dato da questo passo così denso di significato che vogliamo analizzare e trarre insegnamenti per la nostra vita spirituale. Essere cristiani, vantarci di questo titolo è molto impegnativo, vuol dire avere una relazione vivente in Cristo, ubbidire al Vangelo di Cristo,(V.14) avere lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio riposante su di noi. Inoltre essere cristiani impegna la nostra persona in un orizzonte di sofferenze classificate come di Cristo: (V.13) Anzi rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo.

 E’ vero, una cattiva interpretazione ci annunzia che le nostre sofferenze integrano quelle di Gesù per la redenzione delle nostre anime. Non è così! Le nostre sofferenze vissute nel nostro corpo fanno parte di un patrimonio acceso, per essere consolati in vista della rivelazione della gloria di Cristo, al suo ritorno, per accreditare la fine dei tormenti carnali procurati dalla nostra natura peccaminosa.

 Nessuna nostra sofferenza sarà conteggiata per contribuire a rigenerarci nei confronti di Dio perché è Lui che prende l’iniziativa per ristorarci nell’opera di Gesù Cristo.(II Ep. Corinzi 5:18-19) E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con se per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione, Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con se il mondo non imputando agli uomini le loro colpe e ha messo in noi la parola della riconciliazione.

Argomento preponderante nella Verità cristiana.

E’ vero, forse non pensiamo molto all’opera di Dio nei nostri confronti, forse prestiamo attenzione più ai malanni connessi alla nostra età avanzata, che pare costringerci a guardare più a noi stessi, che non alla Parola della riconciliazione; eppure questo fatto di portata straordinaria segna la vita di ogni uomo. Orbene i passi citati ci confermano che Dio interviene con favore nei nostri confronti con la sua delicatezza e dolcezza, affermando che Lui ha posto in noi la Parola della  definitiva riconciliazione.

Quale sarà la nostra reazione di fronte a una simile affermazione? Guarderemo ancora ai nostri malanni o la forza di questa parola ci farà sperare in una nuova dimensione per la nostra vita? Essere riconciliati con Dio e avere in noi questa parola è un privilegio immenso per la nostra fede. Essere consapevoli di poter chiamare Dio nostro Padre, per la riconciliazione operata da Lui, riempie il cuore di gioia e la nostra vita.

Un segreto rivelato che esprime amore.

Gesù sulla croce invocherà la presenza del Padre, che per l’assunzione del peccato nel corpo di Cristo, non vi poteva più dimorare. Le parole ((Ev. Matteo 27:46) Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato, risuonavano solenni. Era la parte che toccava al mondo, cioè quello di sapere dell’abbandono del Figlio. (II Ep. Corinzi 5:21) Colui che non ha conosciuto peccato, Egli lo ha fatto diventare  peccato per noi affinchè noi diventassimo giustizia di Dio in Lui. E’ vero, l’allontanamento del Padre dal Figlio è ben documentato e sicuro. La presenza santa e potente di Dio mal si conciliava con l’assunzione del peccato in Gesù Cristo, nel suo corpo.

Ma Paolo ci rivela la parte inconscia e celeste operata da Dio, come la sua mano sia stata in Cristo, per non imputare le colpe degli uomini, ma  piuttosto per riconciliarci con Lui. L’affermazione solenne e piena di Grazia corrisponde a: “Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con se il mondo Che Grazia, che amore; sapere di questo atto prezioso da parte di Dio in favore di noi peccatori. In questa azione cosi misteriosa ci appare evidente però, come non solo siamo stati riconciliati per un atto divino, ma altresì siamo dichiarati per la fede in Gesù, giustizia di Dio in Lui. Una sentenza colma di Grazia.

Che meraviglia, in virtù della Grazia di Gesù, siamo assunti nel ruolo di giustificati in Cristo. Quindi tutto è nuovo, le cose di prima sono passate, tutto diventa per Grazia nuovo. Dunque saper di questo grande amore ci induce a non confonderci nell’errore o a non tenerne conto, perché la Parola di Dio con la sua autorità ci conferma la Verità di queste affermazioni divine che sono presenti nella nostra mente. Gloria a Cristo e al Padre i quali vogliono che ubbidiamo al Vangelo perché il progetto operato da Dio, sia evidente e riscontrabile in noi e nella nostra vita.

Un passo che apre una nuova prospettiva.

(I Ep. Pietro 4:13) Anzi rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. E’ vero le sofferenze del tempo presente, il tempo che noi trascorriamo in questa terra, ci accomunano a tutto il genere umano e alla potenza del peccato che ha corrotto la nostra natura, ma ci dotano altresì di uno sguardo di speranza nella Grazia del Signore che rivelerà nel giorno di gloria, al Suo ritorno un modo di rallegrarsi in Cristo che annullerà il ricordo di ogni sofferenza. Decisamente vi sono sofferenze corporali, ma  ancora altre da sopportare spiritualmente con sacrifici connessi alla testimonianza fedele della Parola e alla propagazione del Vangelo, dove sovente vediamo preclusioni deleterie al messaggio salvifico. Portando il nome di cristiano occorre non vergognarsi del Vangelo, anzi trarre forza e potenza nello Spirito Santo per superare  le eventuali difficoltà di comunicazione pacifica e di spiegazione evangelica. Perciò (I Ep. Pietro 4:19) Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, affidino le anime loro al fedele Creatore facendo il bene. E’ vero, non vi è migliore posizione di essere in comunione con Dio e prosperare nella Sua Parola. Un saluto e un cordiale abbraccio a tutti.

Ferruccio Iebole.

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