AGGIUNGEVA LA SUA TESTIMONIANZA ALLA LORO

(Ebrei 2:4) “Mentre Dio Stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con segni e prodigi, con opere potenti di ogni genere e con doni dello Spirito Santo,  secondo la sua volontà”. È vero, il piano di salvezza immaginato da Dio in favore dei peccatori prevede l’intervento del Padre, dopo che il Figlio ha compiuto l’opera della croce e viene promossa anche l’intercessione e il sostegno dello Spirito Santo, con i suoi doni e la sua guida. Ora, quando la Parola di Dio ci comunica che viene aggiunta dal Signore stesso la sua testimonianza a quella dei discepoli, vuol dire che questa è veritiera, basata sulla conoscenza del Figlio e che trova l’assenso divino, tale da rafforzarsi con il benestare e l’intervento deciso di Dio.

Ma quale è questa salvezza proposta e come si sviluppa in nostro favore? Intanto la Scrittura ci informa di una disposizione particolare di benevolenza di Dio, che annunzia in Gesù Cristo il suo modo di salvare i peccatori, introducendo il suo immenso amore e la sua Grazia nel racconto evangelico che tocca ogni uomo, inducendolo a considerare l’ intervento salvifico come l’unico in nostro favore e per il bene nostro.

 

Una grande salvezza annunziata da Gesù

È vero, il grande annunzio che coinvolge ogni essere umano, viene iniziato proprio dal Signore Gesù che ci parla del suo sacrificio, utilizzando il suo linguaggio d’amore che afferma: (Ebrei 2:13-15) “E inoltre: ecco Me e i figli che Dio mi ha dati. Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, Egli pure vi ha similmente partecipato, per rendere inefficace, con la sua morte, Colui che aveva il potere sulla morte, cioè il Diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita”. Dunque il progetto divino era chiarissimo; Gesù si faceva carico della situazione degli uomini che costretti a vivere nel timore della morte, sottoposti a un dominio dell’Avversario padrone della morte, quindi schiavizzati e tenuti in consegna come dei peccatori impotenti e immobilizzati. Infatti, nella loro impossibilità a liberarsi, attendevano un giudizio già decretato, perché incapaci e impediti di agire per il bene e per adempiere la legge divina, a causa dei legami mortiferi e della delega della propria vita al Diavolo.

Ecco perché Gesù offre la sua vita dopo l’incarnazione, affinché fosse riconosciuto come uomo, simile agli altri, ma concepito senza peccato, quindi in grado di essere considerato da Dio suo Padre, come un’offerta decisamente gradita per annullare il peccato, la morte, e il Padrone della morte. Perciò l’opera di Gesù si indirizza verso questi tre obiettivi per liberare gli uomini caduti nella dipendenza del Tentatore e liberarli nella libertà di Cristo, in grado di accettare la salvezza per la fede.

 

Una libertà sconosciuta e che redime

Indubbiamente entrare con la nostra debole mente e intelligenza limitata nel pensiero divino è problematico, ma con l’aiuto dello Spirito della Verità, possiamo accedere al pensiero superiore che riflette la luce di Dio e renderci conto dell’opera della croce e del suo valore, vista dalla prospettiva celeste. Bisogna sottolineare come il sacrificio della croce abbia ampiamente soddisfatto la giustizia divina che richiedeva la morte del peccatore; non solo quella fisica cui nessuno sfugge e comunica il giudizio divino, ma pure quella spirituale, cioè di una separazione cosciente e lontana da Dio, caratterizzata da un rincrescimento tormentoso per la situazione meritata.

Ecco perché Gesù è venuto per adempiere il piano salvifico in favore dei peccatori. A questo riguardo la Bibbia afferma come spiegazione quanto segue: (Ebrei 2:16-18) “Ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo. Perciò, Egli (Gesù) doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l’espiazione del peccato del popolo. Infatti, poiché Egli stesso ha sofferto la tentazione, può venite in aiuto di quelli che cono tentati”.

Dunque è bene scomporre i passi per capirli meglio:

  1. Gesù viene in aiuto della discendenza di Abraamo, cioè ebrei e noi
  2. Diventa simile ai fratelli (inteso come popolo),
  3. Per essere misericordioso,
  4. Per essere fedele sommo sacerdote,
  5. Per compiere l’espiazione dei peccati del popolo e nostri,
  6. Per soffrire la Tentazione,
  7. Può venire in aiuto di quelli che sono tentati.

Questi versetti illustrano chiaramente le fasi dell’opera di Cristo, della sua venuta in terra, alla sua vestizione come sommo sacerdote e come ostia o sacrificio a Dio, come abbia espiato sulla croce i peccati del popolo cioè di tutto il genere umano, ancora, come possa soccorrere gli uomini schiavi del peccato con la sua efficace Grazia. Fulcro centrale è la sua espiazione dei peccati, (2 Corinzi 5:21) “Colui (Gesù) che non ha conosciuto peccato, Egli (Dio) lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in Lui. Spiegazione paolina chiarissima dell’espiazione compiuta dal Signore Gesù, che morendo si è caricato la condanna perché noi ricevessimo per la fede, la giustificazione e la vita eterna. Questa è la spiegazione della grazia di Dio, che redime e rigenera chi ha fede in Cristo Gesù rinnovandolo con la vita eterna.

 

Il fedele e misericordioso

(Ebrei 3:2-3, 6) “Il Quale (Gesù) è fedele a Colui (Dio) che lo ha costituito, come anche lo fu Mosè, in tutta la casa di Dio. Gesù, anzi,  è stato ritenuto degno di una gloria tanto più grande di quella di Mosè quanto chi costruisce una casa ha maggior onore della casa stessa… Ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo”. Orbene, Gesù è considerato dalla Bibbia, cioè Parola di Dio, il fedele per eccellenza nel suo compito di Sommo Sacerdote e di olocausto offerto a Dio, in grado dopo aver donato il suo corpo, il suo sangue, di accogliere con benevolenza il peccatore pentito, di assicurargli giustificazione e gloria in virtù della sua misericordia. Come accennato nel passo, Lui è nel cielo riconosciuto con l’autorità di Figlio, è altresì riconosciuta la sua casa, cioè la sua sposa, la chiesa, il suo corpo, il risultato delle sue sofferenze tormentose sulla croce.

 È vero se lui sofferse le inaudite sofferenze, a noi è dato di gioire nella franchezza di sapere che siamo stati amati di amore infinito, riscattati a prezzo di sangue innocente e incamminati per fede verso il traguardo celeste. È una meraviglia poter entrare nel pensiero di Dio, intorno alla sua salvezza e sapere con certezza come Lui è intervenuto in nostro favore, per accoglierci nella gloria del Figlio, e per vivere eternamente con Lui.

(Ebrei 3:13-15) “Ma esortatevi  a vicenda ogni giorno, finché si può dire: <Oggi>, perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato. Infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio, mentre ci viene detto: <Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori, come nel giorno della ribellione>”. 

Orbene è importante comprendere il valore del termine Oggi che vuol dire non domani, o un altro giorno, oppure rimandare a un tempo in cui la voce perde consistenza e squillo. No! Oggi è il tempo utile per ascoltare il Vangelo, per decidere di aprire il cuore al Signore per essere perdonati, ristorati e partecipi di Cristo. È il nostro desiderio recondito di vedere delle anime che si accostano con fiducia al Salvatore del Mondo.

Giunti al termine, cari lettori che ci seguite, vi salutiamo con affetto e simpatia invocando la pace di Cristo su tutti.

Ferruccio Iebole

 

 

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