L’ORA E’ VENUTA

Nella visione delle cose che accompagnano Gesù il Salvatore, durante il suo cammino sulla terra, uno spazio rilevante l’occupa la cosidetta “Preghiera Sacerdotale” riferita nell’Evangelo di  Giovanni al diciassettesimo capitolo.

Occhi al cielo

Il prezioso racconto fatto dall’evangelista Giovanni, ci trasporta nel ricordo preciso delle circostanze in cui si è svolta la preghiera di Gesù, il tempo e il luogo dove si dipana la speciale orazione, l’insegnamento chiaro ma non ancora del tutto compreso dai discepoli, perché foriero di futuri episodi e di situazioni particolari. Intanto bisogna sottolineare come avviene la preghiera: sullo sfondo (Ev. Giovanni 16:33) Gesù promette pace in me; poi si atteggia con gli occhi al cielo. Questo gesto Gesù lo ha assunto diverse volte nel suo pellegrinaggio terreno per indicare un silenzioso assenso, privo di fonetica ma eloquente nell’esaudimento, invocato in una muta intesa con Dio suo Padre, tale da evidenziarsi presso gli astanti più attenti. Il luogo della preghiera è l’alto solaio o la sala acconcia, il posto degli ultimi istanti, dove l’amore per i discepoli si fa pressante, dove il tradimento ha preso forma, dove iniziano i cruenti momenti della passione di Cristo, il Figlio di Dio. Quegli occhi alzati indicano un luogo ben preciso: il cielo e i discepoli sono attratti dagli occhi di Gesù, dal suo sguardo e dal significato del gesto, inteso verso il Padre, verso loro e i credenti di ogni tempo, e verso il mondo visto come genere umano.

Lo sguardo di Dio verso Gesù e viceversa

Il salmista dichiara: (Salmo 34:15) Gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti al loro grido; questa visione allegorica del Padre ci intromette nella reale comunione di Gesù con Dio, in quei momenti dove gli eventi e le prove assumono una piega dolorosa per il Figlio, tutto impegnato a fare la volontà divina e a proteggere i discepoli dalla imminente dispersione. La Bibbia assicura che nel mondo non vi è nessun giusto, tranne Uno, Gesù, che giustifica i molti (Ep. Romani 5:1-2) Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, mediante il Quale abbiamo anche avuto per la fede, accesso a questa Grazia nella quale stiamo fermi. Com’è preziosa questa verità, sapere che siamo visti con occhi favorevoli dal Padre, che attribuisce i meriti del Figlio agli adottati e ricevuti in Grazia. Non solo, Dio è attento alle grida invocanti il suo aiuto: ( Proverbi 5:21) Infatti le vie dell’uomo stanno davanti agli occhi del Signore, Egli osserva tutti i suoi sentieri, quindi v’è una premurosa sorveglianza divina sugli eventi. Questi occhi sono vigili in ogni luogo e sanno distinguere: (Proverbi 15:3) Gli occhi del Signore sono in ogni luogo osservano i cattivi e i buoni. Ancora, (Proverbi 22:12) Gli occhi del Signore proteggono la scienza, ma Egli rende vane le parole del perfido. Queste Parole della Bibbia rendono chiaro il significato dello sguardo invocante di Gesù, che cercava l’assenso divino per ciò che stava per proclamare nella orazione. Significativo è anche un altro episodio, per capire la mente di Gesù, dove aveva anche in quella occasione alzato gli occhi al cielo; è detto  (Ev. Marco 6:41) Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci e alzati gli occhi verso il cielo benedisse e spezzò i pani e li dava ai discepoli, affinché li distribuissero alla gente e divise pure i due pesci fra tutti. Nel giorno della compassione e dell’insegnamento (V. 34) e della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù come Buon Pastore nel deserto, provvede il sostentamento vitale alle pecore. Anche nell’episodio della resurrezione di Lazzaro, Gesù ripete lo stesso gesto; l’insegnamento è che Lui incarna la “Resurrezione e Vita” e può gridare “Lazzaro vieni fuori.” Questo grido e questo sguardo sono la garanzia quando Gesù chiamerà destando i credenti dormienti in Cristo, per regnare con Lui. In questo caso non occorreranno impasti di fango sugli occhi per vedere la gloria (Ev. Giovanni 9:6); la voce di Cristo, voce d’arcangelo, tromba di Dio, con acclamazione di conforto sarà sufficiente a chiamare al regno i trapassati dormienti. Come nell’Evangelo di Luca (4: 20) e gli occhi di tutti erano fissi su di Lui, così alla resurrezione: (I Ep. Tessalonicesi 4:17) Verremo rapiti insieme con loro sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria e così saremo sempre con il Signore. Lo vedremo non solo  con occhi della fede (Ep. Efesini 1:18) Egli illumini gli occhi del vostro cuore affinchè sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della sua gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi. Si, incontreremo Gesù nello splendore della gloria, e lo vedremo come Egli è, nel massimo aspetto glorioso, pronto alla festa come nella parabola del figlio prodigo, visto e osservato da lontano da un attento Padre. La contemplazione del Figlio, amato Salvatore della Sposa, coronerà l’opera del Signore Gesù riguardo alla Chiesa, cioè l’insieme dei riscattati dal suo prezioso sangue.

La preghiera sacerdotale riguardo Gesù Cristo

Oltre allo sguardo e al luogo, assume importanza la conoscenza del tempo e la visione di Gesù nell’andare incontro con risolutezza, verso l’adempimento della volontà divina per la redenzione umana. (Ev. Giovanni 17:1) Padre, l’ora è venuta, dichiara l’avverarsi del tempo della sofferenza e della protezione per i discepoli. Significative sono le parole dell’Evangelo di Luca (22:31) Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano, ma io ho pregato, che corrispondono al soccorso opportuno voluto dal Signore a tutela dei suoi seguaci. Altresì, è il tempo della manifestazione della gloria celeste in terra e della santificazione, cioè della dedizione visibile al progetto di riscatto dei peccatori che implicava la Sua morte. La gloria di Gesù che si doveva percepire, era diversa da quella manifestata a Cana di Galilea: (Ev. Giovanni 2:11) manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui, i presupposti erano i medesimi, ma ora tutto aveva una spiegazione coerente, partendo da prima della creazione del mondo: (Ev. Giovanni 17:5) Ora o Padre glorificami Tu, presso di te della gloria che avevo presso di te, prima che il mondo fosse, per arrivare  a questa ora. Con questa frase e altre che è bene analizzare, Gesù propone il tema della gloria ed elenca le azioni da lui compiute verso il Padre, e come accennato, per i credenti rappresentati dai discepoli, infine in favore anche del mondo. La richiesta della gloria viene descritta come esistente precedentemente, presso di Te,  ma ora doveva essere nuovamente visibile, presso di Te, come forma di assenso e compiacimento paterno alla redenzione operata dal Signore. Presso di Te, diveniva il culmine per verificare la ripresa della gloria e della vita del Figlio Salvatore, dopo la sua morte. Allora ecco l’elencazione di Gesù durante la preghiera sacerdotale, significare il Suo rapporto amoroso e di fedeltà con il Padre.

  1. (Ev. Giovanni 17:4) Io ti ho glorificato sulla terra.
  2. (Ev. Giovanni 17: 6) Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato.
  3. (Ev. Giovanni 17:26) Io ho fatto conoscere il tuo nome.
  4. (Ev. Giovanni 17:21) Io sono in Te.
  5. (Ev. Giovanni 17:25) Io ti ho conosciuto.
  6. (Ev. Giovanni 17:19) Io santifico me stesso.
  7. (Ev. Giovanni 17.13) Io vengo a Te.

Non v’è dubbio che l’analisi di Gesù attende l’approvazione del Padre; l’enumerazione delle opere corrisponde all’aver compiuto tutta l’opera di salvezza, immaginata avanti la fondazione del mondo. Gesù poteva rivendicare presso il Padre l’assoluta dedizione e compimento del piano salvifico a favore dell’umanità. Lo affermava in preghiera, assumendo l’atteggiamento consapevole di sottomissione verso il Padre, ottenendo in cambio, la gloria per se e per i riscattati. Scorgere l’amore del Figlio nei confronti del Padre, sentimento corrisposto, è garanzia di amore anche per noi: (Ev. Giovanni 17:26) Affinchè l’amore del quale tu mi hai amato sia in loro e Io in loro.

Gesù ha occhi per i credenti di ogni tempo

Pur pregando intensamente e dando gli ultimi insegnamenti nell’alto solaio, Gesù aveva invitato i discepoli  ad alzarsi: (Ev. Giovanni 14:31) Alzatevi, andiamo via di qui. Il tempo intercorso tra l’alzarsi e l’andare via dal salone acconcio non ci viene chiarito. Il punto importante visto le ultime parole espresse dal Salvatore nell’occasione, è quello di assumere l’atteggiamento che gli Ebrei avevano nel consumare la Pasqua, perché quello era  il segno distintivo. La ripetizione del gesto di alzarsi per Gesù e gli apostoli, significava ricordare l’ora del passaggio del giudizio divino, che stava realizzandosi, come successo in Egitto con lo spargimento del sangue dell’Agnello. Simbolicamente era la stessa prassi. Solamente Gesù in quel momento voleva altresì dimostrare ai suoi, la stessa protezione che l’agnello pasquale produceva, con il sangue sugli stipiti. Di conseguenza ecco materializzarsi nella preghiera sacerdotale l’opera protettiva del Salvatore. Come indenni erano stati gli Ebrei al passaggio dell’angelo distruttore, così Gesù salvaguardava i suoi dicendo: (Ev. Giovanni 17:12) Mentre Io ero con loro, Io li conservavo nel Tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinchè la Scrittura fosse adempiuta. Occorre dire che sugli eventi aleggia sempre la Scrittura, che deve avverarsi e rendere sicuri che gli avvenimenti corrispondono all’ordine del Dispensatore di Grazia. Ecco le frasi salienti di Gesù per i suoi, rivolto al Padre.

  1. (Ev. Giovanni 17:2) Egli dia vita eterna a tutti quelli che Tu gli hai dati.
  2. (Ev. Giovanni 17:9- 20) Io prego per loro e non prego soltanto per questi.
  3. (Ev. Giovanni 17:9) Io ero con loro e li conservavo.
  4. 8 Ev.giovanni17:14) Io ho dato loro la tua Parola.
  5. (Ev. Giovanni 17:22) Io ho dato loro la gloria.
  6. (Ev. Giovanni 17:24) Io voglio che dove son Io, siano con Me quelli che Tu mi hai dati.
  7. Giovanni 17:22) Siano uno come Noi, siamo uno.

Tutte queste cose: protezioni, progetti e promesse, sono ciò che Gesù immagina per quelli che l’hanno conosciuto durante il tempo di Grazia, iniziato in quell’ora e che durerà fino al giorno del ritorno del Signore in gloria. Con queste splendide promesse Gesù si sta accomiatando dal mondo, per concludere vittoriosamente la sua vita di servizio e di adempimento della volontà di Dio. In  definitiva, i credenti in virtù di Cristo, possono unirsi all’affermazione di Gesù: ( Ev. 17:25) E questi hanno conosciuto che Tu mi hai mandato e (Ev. Giovanni 17:19) affinchè anch’essi siano santificati nella Verità. Senza paura di smentite appare chiara ed evidente l’opera d’amore di Gesù per i credenti ravveduti, nella fattispecie i suoi discepoli, invitati a seguirlo per essere testimoni dei primi travagli per arrivare alla fine con la croce. Gesù si rivolge ai suoi con un incoraggiamento esplicito: (Ev. Giovanni 16:33) Fatevi coraggio, io ho vinto il mondo e  (Ev. Giovanni 17.15) che Tu li preservi dal Maligno.

  Gesù e il mondo

L’ultima preoccupazione di Gesù prima di attraversare il torrente Chedron, mentre sta lasciando la sala, è quella di rivolgersi al Padre per il mondo. Come Re e Creatore del mondo eleva delle riflessioni per il mondo, cioè per gli abitanti del mondo, non esclusi dai suoi benefici di Redentore, senza però  risparmiare gli ammonimenti e gli avvisi esortativi.

  1. (Ev. Giovanni 17:11) Io non sono più nel mondo.
  2. (Ev. Giovanni 17:13) Dico queste cose nel mondo.
  3. (Ev. Giovanni 17:21) Il mondo creda che tu mi hai mandato,
  4. (Ev. Giovanni 17: 23) Affinchè il mondo conosca che tu mi hai mandato.
  5. (Ev. Giovanni 17:14) Il mondo li ha odiati perché non sono del mondo.
  6. ( Ev Giovanni 17: 25) Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto.
  7. ( Ev. Giovanni 17:9) Io non prego per il mondo

E’ certamente una pagina triste quella dell’addio di Gesù che sta per chiudersi, per voltare in quella del martirio del Signore. Restano impresse nella mente degli apostoli le parole di Gesù, che torneranno pregnanti in seguito, ma ricordate da Luca nel suo Evangelo: (22:15) Ho  vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire. Il desiderio del Signore era quello di dimorare ancora una volta con i suoi, nell’interezza del numero, e nell’intensità della comunione. Ora, era arrivata l’ora tormentosa del cimento.

Ferruccio IEBOLE

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