UN FANTASMA?

Il Risorto, da sempre ha attirato la discussione degli uomini, per negare l’atto straordinario o per credere nell’evento. L’Evangelo è chiaro e conferma con i suoi racconti lo svolgersi dei fatti. Solo chi vuole confutare la straordinarietà della resurrezione avanza cavilli, ma resterà preda di chi nega l’evidenza del Risorto che non si trova tra i morti.

Gesù appare ai due, poi ai discepoli

L’episodio dell’apparizione di Gesù in mezzo ai suoi discepoli è veramente sorprendente, il discorso comune e di confronto ruota intorno all’evento dei due viaggiatori per Emmaus, che sono rimasti interdetti per la visione del Risorto fra loro. E’ sbalorditivo che il racconto dica (Ev. Luca 24:16) ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano, proprio mentre Gesù si avvicinava e cammina con loro. Qualcuno che non crede al Risorto, avanza l’ipotesi che quello sia un corpo preso a prestito da Gesù per quel momento, tanto è vero che i due non lo riconoscevano, dimenticando però il versetto su menzionato. Effettivamente Gesù risorge con il suo corpo, che ora gli permette cose straordinarie non di questa creazione terrena o di questa concezione. Se i due discepoli lo riconosceranno è perché (Ev. Luca 24.32) allora i loro occhi furono aperti e Lo riconobbero. Senza questa silenziosa azione di Gesù non lo avrebbero riconosciuto. Poi, i loro occhi umani vedono i segni dei chiodi nelle mani, mentre spezza il pane, a conferma che sono alla presenza del Benedicente, alla tavola del Pane di Vita, che fa ardere il cuore con le Parole di vita, come Parole che procedono dalla bocca di Dio. Il calore sentito nel cuore è quello di (Ep. Ebrei 12:29) Perché il nostro Dio è un fuoco consumante.

L’apparizione a Maria

Nell’evangelo di Giovanni (20:16-18) viene raccontato l’episodio dell’incontro di Gesù con la donna. Senza dubbio riconoscere Gesù glorificato nel corpo risorto, doveva avere qualche impedimento; vedere Gesù anche nella sua precedente missione terrena comportava alcune difficoltà, certamente non svanite ora, anche per chi lo aveva frequentato attivamente. Infatti anche Maria non riconosce il Maestro nel primo dialogo. Lo riconosce quando la chiama per nome. Perché solo allora? Perché non pensare, anche se non è detto, all’episodio dei due di Emmaus quando gli ardeva il cuore? Quando Gesù pronuncia il nome di Maria, sarà stato solo una parola portata sulle ali delle onde, oppure in quel nome si nascondeva anche la voce dolcissima di note inesplicabili, adatte solo per lei? Credo di non errare, se dopo la pronuncia di quel nome, la risposta è stata Rabbuni cioè Maestro. Con la parola Maestro, Maria toccata profondamente nel cuore, riconosceva il suo bisogno di imparare molte cose ancora, proprio dal Risorto, e quello che serviva a Maria in quel momento, era che lei doveva fare da ambasciatrice delle promesse di Gesù per i suoi discepoli, rinnovando il dettato:  Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro (Ev. Giovanni 20:17) . Un messaggio glorioso di comunione era quello da recare ai discepoli, era veramente un compito importante per Maria essere coinvolta dal Risorto.

Il rinnovo di una promessa

Qual’era la sintesi della frase proposta da Gesù? Era il rinnovo della promessa che Lui sarebbe salito o asceso con il corpo risuscitato a fianco del Padre come Mediatore  e Sommo Sacerdote. Spiritualmente Gesù era già asceso quando dice: (Ev.Luca 23:46) Gesù gridando a gran voce disse: Padre nelle tue mani rimetto lo spirito mio. detto questo spirò. Ma ora il Risorto aveva ancora un compito attivo, ben specificato in Atti (1:1-3)  un ministerio, il quale sarebbe terminato con l’ascensione, che i testimoni da Lui chiamati dovevano vedere. E’ indubbia la portata del messaggio rivolto a Maria, prima c’è la conferma del salire al Padre, poi l’annuncio non ancora compreso, nell’interezza della grande sapienza di Dio (Ep. Romani 9:25-26) Io chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo e amata quella che non era amata e avverrà che nel luogo dov’era stato detto: voi non siete mio popolo, là saranno chiamati figli del Dio vivente. Il messaggio racchiuso nelle parole Padre e Dio accennate sopra, aprivano una nuova prospettiva per la fede riposta nel Maestro risorto. Stava per inaugurarsi una nuova via, non occorreva trattenere o toccare il corpo risuscitato di Gesù, nelle parole “Io Salgo” c’era insito un nuovo rapporto di fede con il cielo, proposto per i credenti di ogni tempo nell’unico Mediatore Gesù.  

Spiegare la Scrittura che dona pace

 Perciò è sempre bene ricordare che quando Gesù parla e spiega le Scritture, azione mai dismessa anche oggi, è costantemente corretto attenersi ai suoi insegnamenti recepiti attraverso la Sua Parola. Nella successiva apparizione anche i restanti apostoli sono privilegiati da questa inconsueta e straordinaria visione di Gesù per i modi in cui si manifesta. La rassicurante affermazione (Ev. Luca 24:36) Pace a voi, non pare abbia calmato lo sbigottimento; anzi, gli aggettivi proposti sono: sconvolti, atterriti, turbati, sorgono dei dubbi, non credevano e stupivano. Sono ben sei gli atteggiamenti di perplessità, che neppure la riconoscibile voce del Maestro riesce a diradare. L’impatto della visione è veramente singolare, eppure Gesù è in carne e ossa, ma con un corpo che passa attraverso gli stipiti delle porte e una mente che legge nel cuore dei radunati. L’invito a toccarlo, a vedere le mani e i piedi, cioè a introdursi visivamente e in profondità per riconoscere i segni del supplizio, non ottengono risultato alcuno. Diradandosi l’effetto dell’incredulità e sopravvenendo quello della pace, ciò che sembrava un fantasma, ovvero una allucinazione della fantasia umana, Gesù riporta la giusta realtà delle cose affermando una sua congrua presenza, indirizzata a ulteriori insegnamenti necessari per l’istruzione degli apostoli, in vista di trasformarli in testimoni capaci di comunicare la potenza dell’Evangelo.

La Resurrezione tema della predicazione

 Perciò un primo interessante riferimento avviene al suo corpo risuscitato, perché la resurrezione di Cristo sarà il tema convincente per la predicazione. La fede deve maturare con l’incontro personale con il Risorto, che conferisce grazia a chi l’ascolta. (Ep. I Pietro 1:21) Per mezzo di Lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinchè la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio. Perciò ecco identità del corpo e della mente da riconoscere, corpo che mangia senza apparato digerente e sceglie dei cibi significativi come il pesce e il miele; infine, come la gioia non sia più un impedimento (V.41) per non credere, ma divenga l’atmosfera respirabile per l’eccezionale presenza. Quali insegnamenti trarre dal questi iniziali versetti? Occorre precisare  che Gesù pone l’accento su come prima di tutto la sua persona in mezzo ai discepoli è gioia, allegrezza, e presenza pregnante di dolcezza spirituale. Il farsi vedere e il farsi riconoscere è importante per affermare che adoriamo un Dio vivente e risorto che ci incontra. Per il futuro culto cristiano, spoglio di riti e di complicazioni umane, sarà necessaria l’autorevole presenza personale di Gesù (Ev. Matteo 18:20) poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro, e del suo Spirito come guida. Queste due necessarie presenze di Gesù e dello Spirito Santo sono essenziali per l’adorazione del Padre per mezzo del Figlio.

Un altro insegnamento importante

 Il secondo insegnamento è sul pesce arrostito: l’alimento già presente alle moltiplicazioni dei pani e dei pesci, significa che i credenti attingono alimento spirituale da una creazione divina, esterna alle influenze e provvidenze umane, non sottostanti ad opere meritorie immaginate dall’ingegno dell’uomo, ma provveduto e gratificante dall’autore creativo. Il pesce è altresì simbolo di libertà che sguazza nell’acqua della grazia e nonostante alcune spine connesse alla conformazione corporea, diviene alimento nutritivo non pesante, sufficiente e di sostanza.  Sul miele: è un alto concentrato di bontà, di nutriente dolcezza propedeutica alla felicita del palato e appagante  per il corpo. Se vi saranno le prove del fuoco (Ep. I Pietro 1:7) la fede sarà anche il rimedio felice nella ineludibile sofferenza. La gioia cristiana è connaturata alla dolce presenza del Salvatore, al suo farsi vedere cioè scoprire e rivelarsi nella Parola e nella comunione spirituale, materializzata dal mangiare di questo episodio. La figura di Gesù con i discepoli, dopo il racconto della resurrezione (Ev. Luca 24:34) il Signore è veramente risorto, si prolunga con l’immancabile istruzione di un insegnamento didascalico del Maestro, che fa riferimento alle cose che vi dicevo (V. 44), che si dovevano compiere, tutte cose scritte di Me. Sono tre parole esplicative di momenti molto intensi e certamente non banali. Qui l’insegnamento risiede nel vedere la paziente opera di convincimento di Gesù verso i suoi, nello scoprire le profezie che riguardano la sua persona e la sua opera redentrice. Sebbene non faccia un esplicito elenco dei passi concernenti la sua persona è significativo  dove prenda gli spunti, cioè dall’Antico Testamento o Patto elencando (V. 44) scritte di Me nella Legge, nei Profeti e nei Salmi, elencando anche l’ordine e l’indice della Parola. Una così eloquente conferma degli Scritti come ispirati e punto di riferimento per la futura predicazione, è certamente una sorpresa.

Aprire la mente, azione divina

E’ a questo punto che Gesù apre la mente ai discepoli per capire le scritture, i quattro fatti importanti, cioè il sale della predicazione, come citato in Luca (24:45-48) così è scritto:

  • Che il Cristo avrebbe sofferto
  • Sarebbe risorto
  • Sarebbe risorto il terzo giorno
  • Nel Suo Nome si sarebbe predicato ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti.

Questo è il programma base per i testimoni mandati da Lui, che riceveranno ancora la sintesi delle promesse e della misericordia, fatta a tutti gli uomini con l’invio dello Spirito Santo promesso.

Conclusione

Queste brevi sintesi e analisi della Scrittura possano essere di stimolo per ricercare il rapporto di fede con il Signore Gesù, attraverso l’utilizzo e la meditazione della Sua Parola.

Ferruccio IEBOLE     

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