LA GRAZIA E LE OPERE

Sovente si pensa alla salvezza delle anime sottolineando una contrapposizione inesistente fra opere e fede: in realtà le due posizioni sono fra grazia divina e opere umane che esprimono un modo differente di intendere la volontà di Dio.

Alcuni lettori critici della Bibbia leggono il testo per trovare difetti o per usare versetti al fine di contrapporli e definire come inattendibile lo scritto. La categoria dei detrattori è molto variegata e piena di fantasia, ma l’analisi onesta dei testi biblici è qualcosa che esula da studi affrettati o da indagini superficiali. Come detto contrapporre versetti tra essi non è un buon sistema per capire la Scrittura; in certi casi è bene prendere visione di tutto il contesto, avere chiaro per esempio un quadro generale della Bibbia o dell’epistola ecc. che si legge, conoscere per esperienza (Ep. Ebrei 5:13) il valore del testo sacro al fine di offrire una osservazione plausibile e vera.

La tentazione di Gesù

Emblematico è il racconto della tentazione di Gesù (Ev. Matteo 4:3-11):  l’Avversario usa la Scrittura che conosce perfettamente, ne da interpretazione utilizzando delle insinuazioni pro domo sua, ma non conosce il futuro ne tantomeno le risposte pertinenti e veritiere di Gesù. La prima disputa appare sull’identità di Gesù, se fosse il Figlio di Dio. Questo è ciò che si vede superficialmente anche se questione fondamentale; in verità la tentazione affronta i tre elementi profondi che Paolo specifica con (I Ep. Tessalonicesi 5:23) Or il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Fedele è Colui che vi chiama ed Egli farà anche questo.

Pare evidente quindi che la tentazione rivesta i tre aspetti dell’essere umano quali il corpo, l’anima e lo spirito. Infatti la prima tentazione riguarda il corpo di Gesù che ha fame. Un’affermazione propositiva di buon senso è alla base e anche appagante alla superbia della vista; cioè fare un evidente miracolo con la mutazione delle pietre in pane. Occorre ancora dire che non si tratta di una competizione per dimostrare chi compie il miracolo più strabiliante. Uno si è già verificato ampiamente: lo Spirito Santo dispensatore di Grazia e di Pace ha trasportato il Salvatore nel deserto e lo ha assistito nella comunione, per cui Gesù può disporsi alla prova, sostenuto in tutto il suo essere. L’affermazione “ Se tu sei il Figlio di Dio” ovvero l’origine divina da dimostrare in fretta e con un miracolo, ma altresì con l’ubbidienza alla volontà dell’Avversario, è prontamente respinta. Confessare Gesù come Figlio di Dio fa parte della dichiarazione della fede cristiana: cioè quando si è capito e incontrato personalmente Gesù come Salvatore. La legittimazione dell’identità come Figlio di Dio appare chiara nel (V.11) quando il Diavolo se ne va  e gli angeli si avvicinano e Lo servono.  Succede così ancora oggi a quelli che si allontanano dal Maligno, Gesù si manifesta solo e attorniato da angeli, che affermano con il loro servizio la divinità del Figlio. Si, gli angeli, spiriti ministratori appoggiano la predicazione e l’influenza dello Spirito Santo quando è all’opera. Il miracolo della trasformazione in pane delle pietre non ha luogo perché avrebbe voluto dire, assoggettarsi alla volontà prevaricatrice del Tentatore e il fallimento della volontà del Padre e del Figlio. (Ep. Ebrei 10:5-9)Ecco perché Cristo entrando nel mondo disse: Tu non hai voluto ne sacrificio ne offerta, ma mi hai preparato un corpo; non  hai gradito ne olocausti ne sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco io vengo (nel rotolo del libro è scritto di Me )per fare la tua volontà…Così Egli abolisce il primo per stabilire il secondo. Respingendo l’invito del Diavolo, Gesù ribadisce la sua completa disposizione a compiere la volontà del Padre. Comunque nella risposta di Gesù vi è  già qualcosa di duro come le pietre, di roccioso su cui fare affidamento: “Sta scritto!” Gesù prende la Parola, la bistrattata parola secondo i ben pensanti, il dubbioso verbo scritto secondo alcuni scettici, la scrittura contraddetta dalla storia e dalla cultura, per assicurare  e confermare la superiorità nell’alimento spirituale per il corpo umano, cioè  di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. L’identificazione di questa bocca è ben visibile in (Ev. Matteo 5:2) Ed Egli aperta la bocca, insegnava loro dicendo: Beati i poveri in spirito perché di loro è il regno dei cieli

La seconda tentazione

Nella seconda tentazione, oltre alla riconferma dell’insinuazione sull’identità Figlio di Dio e non poteva che essere così, l’Avversario cita anch’esso l’autorità della Parola appena confermata dall’Emmanuele, per porre un invito e attentare non più solo al corpo ma all’anima vitale, fluente nel corpo. Prima, anch’esso compie un miracolo per assomigliare falsamente allo Spirito Santo nel trasportare Gesù sul tempio e solennemente dirgli “Sta scritto” . Il Diavolo utilizza un miracolo e poi la Parola, guardandosi bene da assoggettarsi ad essa, e citando a sproposito il passo (Ev. Matteo 4:6) Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra. L’intento evidente è di indurre al suicidio il Salvatore e impedire così facendo il ministerio terreste e il sacrificio futuro di Cristo, sebbene sia presumibile cogliere l’incompleta prospettiva e conoscenza del cammino futuro e della vittoria eterna di Gesù sulla croce. Dunque, costantemente sarà verificabile nella vita del Cristo, la lotta tentatrice del Diavolo, che comporrà in tutti i modi un contrasto per affievolire la volontà redentrice del Figlio di Dio, avanzata in conformità al disegno divino e celeste. Gesù ancora una volta ripete  “ Sta scritto” confermando il vero uso della Parola non pronunciata a vanvera e in forte contrapposizione perché così è scritta.

Per una giusta e vera citazione, la Parola deve avere lo scopo di far progredire nella conoscenza di Dio, cioè nella vita spirituale e nel riposo. Nell’ascolto della Parola vi deve essere un progressivo percorso nel riposo e nella pace. In Ebrei (4:2) Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona notizia, a loro però la Parola della predicazione non giovò a nulla, non essendo stata assimilata per la fede da quelli che l’avevano ascoltata. Noi che abbiamo creduto infatti entriamo in quel riposo come Dio ha detto. Anche in Filippesi (4:7) E la pace di Dio che supera ogni intelligenza custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù, è un versetto veramente appropriato, che evidenzia come la mente e l’intelligenza umana, senza la rivelazione dello Spirito Santo, la Parola non sia intelligibile e resti indifferente senza la vera fede.

La terza tentazione

La terza tentazione  si ripete nel miracolo diabolico del trasporto sul monte, altamente simbolico ed efficace per stabilire come nei disegni dell’Avversario rientrino poteri strabilianti per irretire nella menzogna, nella mistificazione e nell’indurre all’ idolatria le persone con effetti appaganti  e fascinosi. La tentazione in questo caso riguarda lo spirito di Gesù e di conseguenza il nostro spirito, il soffio vitale e immortale cui Dio ci ha assegnato in terra. Il discorso diabolico arriva al dunque, al traguardo spudorato dove molti denigratori della Parola giungono appagati e soddisfatti. L’approdo luccicante sono i regni del mondo e la loro gloria; la proprietà del Diavolo viene offerta scientemente, messa a disposizione di chi adora Satana. Si, il mondo creato e la sua gloria non gli appartengono e non li può offrire al Creatore: offre i regni, i poteri, in quanto Usurpatore  che viene sopportato, in vista della fine e del giudizio definitivo. Per tutti quelli che si prostrano davanti al Diavolo sono pronti regni e gloria, realmente visibili nella scena del mondo, ma purtroppo evanescenti e non rammentabili nella storia universale celeste, se non con lo stridore dei denti e le tenebre cupe. Rimasto senza la pretesa adorazione, il Tentatore è costretto a fuggire; (v. 10)Vattene è il comando imperioso di chi ha superato le difficili prove. Per la terza volta sono ripetute le parole “Sta scritto” e Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto. E’ veramente un perenne e buon consiglio!

La missione di Gesù

Dopo questa triplice  tentazione all’essere del Salvatore, Gesù è pronto per eseguire il suo percorso salvifico e proclamare la sua Grazia con le parole di Matteo (4:17) Ravvedetevi perché il regno dei cieli è vicino. L’accesso al regno richiede il ravvedimento e (v. 19) Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini, cioè affidarsi a Lui andandogli dietro. Il messaggio di Gesù è potente, per sei volte dice: MA IO VI DICO, equiparando il suo verbo alla Parola divina e milleniale, tramandata dal popolo ebraico e giunta a causa di incredulità a  una nebulosa incomprensione. Infatti, si assiste a uno stravolgimento notevole per chi era abituato a operare ed eseguire una serie di precetti, scritti autorevolmente da profeti e re. Ora è spuntato un tizio, che inizia a parlare nelle sinagoghe, insegnando e operando miracoli di guarigione verso i bisognosi. Evidentemente, si accende una disputa nuovamente sull’identità di Gesù, come nell’episodio della tentazione di recente prova. E’ dunque un imperativo dinamico conoscere chi sia questo predicatore (Ev. Matteo 7:29) perché Egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi. Questo è ciò che recepisce l’uomo, di conseguenza è vitale saper discernere se sia il Messia atteso o un impostore, come diversi personaggi apparsi recentemente e tutti finiti male.

Per riconoscere Gesù quale Figlio di Dio occorre sottolineare la novità del messaggio di vita; seppure additato da un vero profeta Giovanni Battista, le sue parole rivelano nelle parabole del figlio prodigo un amore sconosciuto del Padre, nel racconto del Samaritano un amore del Figlio e dello Spirito Santo impensabile, nella trasfigurazione un evento quasi incredibile con presenze di morti noti, riconosciuti nei lineamenti. Ma è soprattutto la voce di Dio che induce chiaramente chi crede ad ascoltare il Figlio del compiacimento, che si rivela quale Buon Pastore e Pane di vita. Questa proposta sconvolge usanze milleniali come detto, le opere di carità o di osservanza non contano più, per la salvezza serve la grazia di Cristo, di Lui solo, inserita nel ravvedimento e nel percorso personale con Lui, caratterizzato e fondato da un prezzo impareggiabile pagato per il riscatto delle anime. Una rivoluzione!  Che sia giunto il tempo di ( Ev. Matteo 21.16) Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode? E’ vero pochi sono quelli che  riconoscono nel Figlio dell’uomo, il Messia o la Luce del mondo attesa.

 Spiegare la Grazia

Un’ eloquente spiegazione della grazia di Gesù Cristo deriva da ciò che scrive Paolo (Ep. Romani 4:24-25) Per noi che crediamo in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù Cristo nostro Signore, il qual è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. Il concetto è chiaro: Gesù sacrificio e risorto assicura giustificazione eterna in cielo, le opere dell’uomo assicurano al massimo giustificazione in terra, per continuare a vivere fino al giorno della morte terrena. Bisogna capire che per il cielo serve un Risuscitato, uno che può vantare un sacrificio espiatorio approvato da Dio e rigeneratore, estensibile anche ad altri, con il solo requisito della fede. Allora perché si afferma (Ep. Giacomo 2:24) Dunque vedete che l’uomo è giustificato per opere e non per fede soltanto, e (Ep. Giacomo 2:20) Insensato! Vuoi renderti conto che la fede senza le opere non ha valore?  Paolo invece dice: (Ep, Romani 5:1) Giustificati dunque per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, (Ep. Efesini 2:8) Infatti è per grazia che siete salvati, mediante la fede, ciò non viene da voi, è il dono di Dio. Qual è la verità e come si mettono in riga le sequenze?

 Per  dirimere la questione occorre che si avverino per noi le parole di:

 1) (Ev. Giovanni 14:26) Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre vi manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto e

2) (Ev. Giovanni 16:13) Quando però sarà venuto Lui lo Spirito della verità, Egli vi guiderà in tutta la verità e ancora

3) (Ep. Giacomo 4:5) Lo Spirito che Egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia.

L’azione dello Spirito Santo è di vitale importanza per capire la Scrittura, senza la Sua guida ci perdiamo nell’incomprensione, nel buio intellettuale e rischiamo di rimanere preda di “perché” irrisolti. Non parlo di arroganza intellettuale, ma piuttosto di porsi all’ascolto della Parola come fanciulli pur ora nati che ambiscono il latte puro della Parola, per crescere e per non incorrere nell’avvertimento di Gesù (Ev. Matteo 22:29) Voi errate perché non conoscete le Scritture, ne la potenza di Dio. Perciò bisogna entrare nel profondo del ragionamento di Giacomo che espone una triplice riflessione sulla Parola di Dio:

1) (Ep. Giacomo 1:16) Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la Parola di verità affinchè in qualche modo siamo le primizie delle sue creature.

 2) (v. 21) Perciò deposta ogni impurità e residuo di malizia ricevete con dolcezza la Parola, che è stata piantata in voi e che può salvare le anime vostre.

3) (v. 22) Ma mettete in pratica la Parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.

Un Signore già misericordioso e compassionevole  

Il commento è semplice: secondo Giacomo è la Parola, unita all’atteggiamento divino (Ep. Giacomo 5:11) Perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso, a redimere l’uomo peccatore che ascolta, mette in pratica e riceve con dolcezza la Parola che rigenera e (v. 29) salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati. Preso atto della potenza rigeneratrice per il cielo della Parola, secondo il pensiero di Giacomo, è bene ribadire ciò che Gesù ha fatto: come scritto in Ebrei (9:14) Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente. E’ vero, il sangue che Cristo Gesù offrì purificherà il peccatore; è una grazia che racchiude anche la fede specificata da  Pietro (II Ep. Pietro 1:1 ) come Fede preziosa oltre che la giustizia.  L’ordine è: prima la grazia di Gesù, poi la fede per la giustizia e infine le opere preparate da Dio per dimostrare fede viva e ubbidienza alla sua volontà (Ep. Efesini 2:10) Essendo stati creati in Cristo Gesù per fare opere buone che Dio ha precedentemente preparate. Senza grazia non v’è fede, con la fede vi è la giustizia di Dio applicata al fedele e la conoscenza della virtù e della gloria di Colui che chiama. Il concetto è ben espresso da Pietro (II Ep. Pietro 1:2-3) Simon Pietro servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia di Dio e Salvatore Gesù Cristo, grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù il nostro Signore. La Sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù.

Riassumere la sequenza della fede e delle opere

 Riassumendo: i credenti in Gesù Cristo sono chiamati attraverso la predicazione dell’Evangelo cioè la Parola di verità, a ubbidire e a aver fede nell’opera redentrice e espiatoria del Salvatore, a divenire come dice Pietro (II Ep. Pietro 1:4) partecipi della natura divina. Il percorso è sempre quello che Giacomo sottolinea per evidenziare come non basta solo dire di aver fede, ma piuttosto una fede operante e riscontrabile. La fede operante non dice: (Ep. Giacomo 2:16) andate in pace scaldatevi e saziatevi. La fede operante è evidente in Abramo (v. 23) che prima  credette a Dio con la fede, come punto di partenza; poi fu chiamato Amico di Dio e quindi offerse il figlio Isacco. Non vi sono dubbi: la grazia di Dio in Cristo genera la fede e applica la giustizia, unisce tutto l’inerente alla vita eterna, alla pietà, alla conoscenza di Dio. I chiamati ricevono le promesse eterne e la natura divina, adatta a vedere la gloria del Salvatore e di Dio. Questo è il cammino per intendere la grazia e la fede, quanto alle opere sarebbe bene (Ep. Ebrei 11:26) avere il medesimo sguardo di Mosè rivolto alla ricompensa, stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto. Anche (Ep. Ebrei 12:2-3) ripete …Fissando lo sguardo su Gesù, Colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Che meravigliosa visione questa di vedere per fede il Salvatore sul trono; ma altresì (Ep. Ebrei 12:22) Voi vi siete avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli. a Dio il giudice di tutti gli spiriti dei giusti resi perfetti a Gesù il mediatore del nuovo patto e al sangue dell’aspersione che parla dal cielo.

Conclusione

Un caloroso invito ci giunge ancora dall’Epistola agli Ebrei  (12:28) siamo riconoscenti e offriamo un culto gradito, con riverenza e timore. Perché? (Ep. Romani 3:23-24) Tutti hanno peccato e sono privi gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Veramente non vi è spazio per salvarsi “con opere” come qualcuno pensa, immaginare di volersi presentare nel cospetto di Dio senza natura divina già acquisita, mediante Cristo Gesù, è solo follia della mente e superbia intellettuale. Il vestito per le nozze dell’Agnello lo dona gratuitamente solo Gesù. Il Salvatore ha detto: quando tornerò troverò la fede? A Gesù in terra interessa la fede, vorrebbe trovarne in un periodo di evidente carenza; certamente di opere ve ne saranno moltissime ma non attirano la sua attenzione e il compiacimento per il rapimento dei credenti, le opere sono ritenute superflue e non adatte per raggiungere il cielo. Questo dovrebbe bastare per specificare l’inconcludenza delle opere, in vista della salvezza eterna.

Ferruccio IEBOLE

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